domenica 27 maggio 2012

Sez. Salone del Libro, i temi proposti da Voi - "Ciao sono un NERD! La mia giornata tipo."

Questo Tema è stato proposto  da
Samuele SemBosco, ed è a Lui dedicato


Mi Sveglio tra le scintille, il pigiama in acrilico color carta da zucchero attillato come la tuta di Super Pippo e vinto con i punti dell’Esselunga, rotolando tra le lenzuola felpate scoppietta e sfavilla come la coda della cometa di Halley.
Cerco gli occhiali sul comodino, senza  vedo la nebbia della Val Padana .
Nell’afferrarli con la  mano  sinistra formicolante ( c’ho dormito sopra piegata a 90° )  cadono nel piccolo spazio tra la struttura del letto e la rete.
Mi sposto per disincastrarli ma il mio peso li schiaccia. La stanghetta in plastica di tartaruga si spezza in 2 esattamente come il Russo voleva spezzare Silvester  Stallone in Rocky 4.
Mi alzo e vado verso il bagno,  inciampo nel gatto che sul tappeto  si fa il  bidet, sbatto  il mignolo sullo stipite della porta mentre il peloso bastardo mi azzanna stizzito la caviglia. Un male porco ma come Fantozzi in campeggio  non posso urlare.
Incerotto il dito e la stanghetta.

sabato 26 maggio 2012

Sez. Grandi Scrittori - Tema: Il latino in casa


Ho l'anima latina. Quasi un ballo incontinente. Nessun movimento d'anca sia chiaro. Solo il piacere di sentirmi figlio di Ovidio o Cicerone. Seppur Pater incerto. Sento la lingua come una casa: stessi obblighi di far pulizia, di combattere la polvere e l'umido. Come passar rapido del muscolo in bocca sulle labbra. Ogni volta che mi ci applico vedo ovunque problemi, qualcosa che non va (e a sentir loro non è mai colpa di nessuno).
Tutto un disordine. La gutta è scostante e non cavat un bel niente. Il canem è morto e non cave più nessuno. Il more uxorio fuori posto e il deux ex machina a bisticciar di continuo col lupus in fabula. L'aere ha perso il perennis, neanche il tempo dei sei mesi di garanzia. I tonsoribus han scoperto i sindacati e ora incrociano le braccia. La mens, sana, non sopporta più che il corpore lasci i suoi manubri in giro. O certi imbarazzanti slip. La vox clamantis mette zizzania tra l'horror vacui e il cupio dissolvi. E poi basta aprire un cassetto della tabula rasa per trovarvi dentro tutte le versate questio sotto sopra. Solo dalla libreria ogni tanto si sente ancora una melodia: carta canta...

GM

venerdì 25 maggio 2012

Tema: Leopoldo

Mi sono svegliata con l’orologio in mano l’avevo stretto  tutta la notte.   Uno strano gioco di riflessi  dentro. Incavi  ho corso tutto il tempo eppure ero in ritardo.  I mesi sfilavano come il grasso dell’agnello.  Con la tavola al centro e il piatto vuoto mi abbuffo di te.  Sono  stata alla galleria arte con i miei due gemelli biondi. 
L:  cosa è quello? kandiski

M:  e quello con i fiori gialli? Van Gogh

L:  e quei pagliacci? Depero

M:  mamma e quello? Monet

L:  posso toccarlo?
     Vai.

giovedì 24 maggio 2012

Tema: Placida Terra

Ripubblichiamo oggi questo post per commemorare Placido Rizzotto, 
sindacalista ucciso nel 1948, nel giorno del suo funerale dopo che i suoi resti sono stati ritrovati solo nel marzo scorso.

La Maestra


Svolgimento




Uscì quella mattina che sentiva ancora il sapore di caffè nella bocca e si leccava le labbra ancora calde della tazzina. E si aggiustò i baffi prima di tirare la sigaretta mattutina. Di lavoro ancora ce n’era e non poteva fermarsi. Certo due orette ancora poteva dormire ma c’era abituato lui a dormire poco. Tutte le aveva passate e la cicatrice sul braccio glielo ricordava ancora. Liberare le terre da quei crucchi bastardi non era stata una passeggiata. E non si fermava perché da liberare c’era ancora la sua di terra. Quella che calpestava sotto coi suoi piedi, che gliela avevano rubata a lui e alla sua gente. I Borboni furono, lui lo sapeva. E quella femmina nera, la draga, valeva più di tutti gli eserciti crucchi che poteva immaginare. Una mano che gli stringeva la gola era quello che sentiva ogni santissimo giorno della sua vita. La terra doveva essere coltivata, strappata di mano a quella femmina nera, nata perché lo Stato laggiù non c’era ancora stato e se c’era stato era per starsene con quella femmina nera, la draga. Neanche i colpi di mitra erano serviti per farlo calmare, con quei morti innocenti in quella vallata la prima mattina di maggio. Camminava ancora a testa alta attraversando la piazza e sputando ai piedi di quelli seduti alla villa. Quella villa, rideva solo quando ci pensava, sulle inferriate lo aveva appeso e lui di tutta risposta si presentò alla manifestazione e a colpi di mitra ne fece fuori un poco. Non propriamente lui che le mani non se le macchiava, aveva i suoi scagnozzi lui. Così imparava la lezione. Ma lui duro era, i crucchi li aveva cacciati e quella femmina nera, la draga,  pure se ne doveva andare. Se le terre erano abbandonate e nessuno le va a coltivare dovevano andare ai contadini. Con le zappe, mica coi fucili. Fame di pane c’era e non di potere. E sognava con la sua donna di vivere in una terra libera e di crescere tanti bambini in mezzo alle campagne che amavano. Tutti glielo dicevano di lasciare stare che tanto le cose non cambiano. Se li avesse ascoltati forse quei figli li avrebbe visti. Ma la femmina nera, la draga,  se lo mangiò una notte di primavera spuntando tre colpi nel buio tra le rocce. 

Tema: Il mio ritorno all'isola.

Svolgimento



Il treno mi porta via da tutto questo: dai ponti delle ferrovie per l'accesso al mare, le mareggiate, i vicoli che degradano dolcemente in lungomare.  Tramonti dorati, rosati, talvolta violenti.

Il treno mi porta via e subito dopo la ferita non sanguina più.
Devo andare via, là dove vorrei restare.
Ci sono nuove case, nuovi approdi, nuove piastrelle rivestono piazze e passaggi.
Lì apre un ristorante, vanno veloci, vanno lenti.
Si fermano, poi ripartono, tolgono piatti, mettono piante.
Intanto sudano.
Vado via da sale ove mostre di dipinti, nei secoli o negli ultimi anni, affollano i ricordi delle volte antiche. Rifatte, restaurate come si doveva o come meglio si poteva. Per ricavarne profitto, dare lavoro alle maestranze locali.
Cemento, calcestruzzi e infiltrazioni di mafia.
Ma non qui, non qui. Orgoglio e miseria. Onestà.
Accordi si, tra ceti  gemelli.
L'arte si mescola al denaro rimanendone illesa: nessuno la compra.

mercoledì 23 maggio 2012

Tema : X1/9



Apro la porta con discrezione, la stanza vuota ha l’odore del buio. Sulla soglia con la mano cerco l’interruttore sulla parete a destra, premo i pulsanti a caso. I faretti incastrati in un controsoffitto anni 70 la illuminano puntiforme.
Il pavimento a quadrotte in linoleum giallo in alcuni punti è consumato dal passaggio, in altri è molto chiaro, quasi nuovo. Forse in quella posizione c’era il tavolo sul quale visionava i progetti, oppure le vetrinette con i modellini in scala delle sue auto, o semplicemente la poltrona dove riposava.
Le ampie vetrate che incorniciavano le Alpi e il Monviso, sono ora coperte da teli di spessa carta blu, fissati al telaio delle finestre con uno scotch da pacchi marrone.

Sulle pareti i ganci vuoti e le cornici nere lasciata dai quadri appesi fanno disordine. 
Respiro l’odore di quello che quel luogo fu: Il fulcro del Design Automobilistico Torinese. Il rumore delle idee e le accalorate discussioni volteggiano ancora impolverate nella stanza. 

martedì 22 maggio 2012

Tema: "A Kinsey non far sapere"

Svolgimento


Tutto quello che conosco del sesso non me l’ha detto nessuno, sono un autodidatta: l’ho imparato da solo, soprattutto leggendo il vocabolario. Quando si era bambini negli anni ‘70 non c’erano molti mezzi d’informazione su cose del genere; però c’era sempre il bambino più scafato in classe con te che conosceva certe parole: le parolacce, da maleducato, che uno per bene non deve nemmeno aver sentito in vita sua, figurarsi pensato o detto. Quando si sentivano a scuola si pigliava il vocabolario, chiaramente sempre a scuola, per non rischiare che a casa ti cogliessero in flagrante mentre leggevi certe cose, o magari che il vocabolario potesse in qualche modo far la spia; ogni parola aveva dei rimandi ad altre, e alla fine riuscivi a crearti un quadro approssimato ed un po’ fumettistico della cosa, ma sapevi che non era l’ape a portare le cicogne, e che le foglie del cavolo non erano pannolini per i Puffi.

Io non sapevo neanche la storiella delle api e dei fiori.


Tema: Il Cadavere


È arrivato!”
Gianluca spegne il cellulare per evitare disturbi in un momento catartico.
Devo andare, devo andare.”
Insiste come se qualcuno lo trattenesse dal compiere un improrogabile dovere.
Finite voi le mie paste.”
Lo dice, alzandosi con un braccio per metà dentro la giacca e l'altro che si allunga sul vassoio per ingollarne un'altra.
Hai bisogno di una mano?” Chiede Sandra per mera educazione, con un boccone ancora in bocca e due dita davanti per non farsi scorgere, mentre la mano destra aleggia sul cabaret di dolci alla ricerca del nuovo prescelto.
No, no - Gianluca sta pagando la sua quota alla cassa - è già tutto predisposto. Manuel, Giorgio! A casa mia alle tre!” Ordina perentorio in un piano prestabilito con i due, mentre già supera la soglia della pasticceria per infilarsi in macchina.
Caspita, che fretta! Cos'ha comprato di tanto delicato da lasciare a metà la colazione? Non lo riconosco più!” Osservo io, che, più metodica, ho precedentemente selezionato la mia quota parte, riponendola su un piattino che mi tengo vicino.
Sono le undici, ma, essendo domenica, è questa l'ora canonica per ritrovarsi per il primo e più importante pasto della giornata. I due complici intanto nicchiano sorridendosi, nemmeno dovessero tradire un segreto di Stato. Ma noi ragazze siamo superiori: non domanderemo oltre. Alle tre, puntuali più dei due compari reticenti, mettiamo piede nell'ingresso dell'appartamento di Gianluca.

lunedì 21 maggio 2012

Tema: Genova


Svolgimento

Genova di sole e mare, di puzza di pesce e di pescatori che partono di mattina presto con le loro barche vuote, di personaggi unici che si incrociano tra le vie del porto antico, venditori di libri usati, musicisti, bambini e passanti diretti in chiesa. Genova che sa di vecchio e di nuovo, Genova grigia con le nuvole e rosa con il sole, Genova rumorosa e confusionaria.
I capelli gli cadevano continuamente sugli occhi - non riuscivano a stare fermi – e quindi decise che non li avrebbe più rimessi a posto, avrebbe inclinato la testa per non trovarseli davanti. Giorno di pesca grossa la domenica, e al porto non vi era quasi più nessuno che armeggiasse con barche, corde e casse di pesce vuote; salutò con un gesto timido due ragazzi che litigavano su una lancia, pronta a salpare se avessero deciso chi avrebbe dovuto sciogliere gli ormeggi.
Sistemati i capelli – con la promessa di non farlo più – si sedette su una panchina ed estrasse dalla tasca dei pantaloni un taccuino piccolo e dalla copertina nera, erano rimasti pochi fogli e lui decise che quel giorno li avrebbe utilizzati tutti, alle undici il porto si sarebbe riempito di genti: uomini e donne con una storia, bambini pronti ad ascoltare ed essere ascoltati, animali, luoghi, periodi. Poco lontano dalla panchina su cui era seduto, credendo di essere isolato, un prete parlava con dieci giovani che gli ponevano domande sulla vita e sulla religione che il vecchio praticava – Non capisco il quarto comandamento, perché dovrei onorare mio padre quando mi picchia col bastone? E come posso evitare di innamorarmi di una donna se questa è già occupata con un altro? – e l’uomo di chiesa non riuscì a trovare una risposta sufficiente a soddisfare quella voce che avrebbe continuato a porre domande su un Dio che non c’è e non ci sarebbe stato nemmeno per una morte ingiusta.


domenica 20 maggio 2012

Sez. Salone del libro, i temi proposti da voi - " La mia prima volta al Salone del libro di Torino"

Questo tema è stato proposto da Marusca Caputo, ed è a lei dedicato.


Svolgimento:

Che ci vuole. Che ci vuole a capire che nel posto in cui lavori, in quella multinazionale multi mangiasoldi, la gente muove cose, gira i posti, passa le carte e nessuno fa niente. E quanti soldi! Federica è sempre stata sveglia e poi è carina, gambe lunghe, magra, tanti capelli ricci e neri. Mani piccole, mani da diva. “Ci starebbe bene un brillante, sul quel dito affusolato” butta là ogni tanto l’ingegnere. Ma Federica è così sveglia da fare finta di non capire. E lui è un brav’uomo, e non insiste. Tanto ha la Carla, la Francesca e la Simonetta, e le accontenta tutte, tutte. Tutte a brillanti e cotillons. Federica invece è tenuta in grande considerazione per gli acquisti, che l’ingegnere fa spesso on line. “Che ne dici, di questa borsa di Gucci? Piacerà alla Carla?” “Sì sì, no no”  : Federica conosce ormai i gusti di tutte. E non sbaglia un colpo. Così diventa la responsabile. Degli acquisti dell’ingegnere, si capisce. Ogni tanto c’è qualcosa anche per lei, che è così una brava ragazza. E, visto che è fidata, può agire direttamente: il capo le passa la carta di credito. Tanto non è il suo conto. No, non è neanche il conto della società. Non è il conto di nessuno o forse è il conto di tutti, dato che ci vengono pagate le cose più disparate. Forse è di quel signore che prima era assessore in comune e adesso consigliere alla regione. Sono tanto amici, con l’ingegnere. Chissà. Con quella carta Federica paga regali bellissimi, viaggi costosissimi, biglietti per i concerti. Un fiume di soldi. 
E ormai il suo lavoro è quello: far funzionare la magia della carta. Chi controlla? L’ingegnere non controlla. Nessuno controlla.
E’ colpa del computer tentatore. 
Federica ha appena prenotato per la moglie dell’amico dell’ingegnere il volo Torino – Dubai, ed ecco che passa la pubblicità dell’hotel più esclusivo del Lingotto. Ci va spesso, l’ingegnere, lui dice per lavoro. Federica non è mai stata in un posto come quello. Clicca sul sito, vede le foto.  
Benvenuti al Salone Internazionale del libro di Torino. Libri, scrittori e conferenze: benvenuti nel sogno di Federica. Le dita digitano le date per la prenotazione e il numero della carta che lei neanche se ne accorge.
Si sente ladra. Si sente eccitatissima e sporca. Poi, all’improvviso, diventa fredda e tranquilla. Prende accordi con la sua amica – vado a Torino solo per il fine settimana, è per lavoro, dormo da mia zia, stai tranquilla – le lascia le chiavi di casa e la tutela del gatto.

sabato 19 maggio 2012

Sez. Salone del libro, i temi proposti da voi - "Quella volta che sono morto"



questo tema è stato proposto da MT e a lui, o lei, dedicato



Svolgimento

La prima cosa che ho pensato è stata: “tutto qui?”
La seconda: “che idiota”!
Dopo tutto quello che ho fatto per evitare di finire in qualche casistica sulle morti del sabato sera - le famose “stragi” giornalistiche che tanto eccitano i gazzettieri di provincia - finirò a riempire quella delle morti casalinghe. Magari nel sotto capitolo “vittime del fai da te”.
Ma cosa mi è saltato in mente di bloccare il comando del trapano con del nastro adesivo? Ah giusto! Volevo aver più libertà di movimento per le mani mentre me ne stavo in cima ad una scala con degli infradito ai piedi e in boxer, a cercar di appendere delle mensole. Un quadretto inquietante. Che idiota. Mi ripeterò, ma è proprio quello che sto pensando.
Sul resto in effetti avrei poco da aggiungere. Non ho sentito alcun dolore. Anzi: ho vissuto quegli istanti come se non ne fossi io il protagonista. Come se la punta del trapano non stesse entrando nel mio costato destro finendo col perforare un polmone!  A proposito di polmoni. Anche loro in questo modo hanno evitato di finire in una casistica ben peggiore: vittime del fumo! Magra consolazione.
Dopo di che ho atteso diverse ore. Non saprei dire esattamente quante perché me ne stavo col volto riverso sul pavimento e l’orologio era fuori dal mio orizzonte visivo. In quello ci stava solo del sangue raggrumato sul linoleum. Orrendo pavimento. Avrebbe dovuto essere l’altro compito della giornata: studiare come ricoprirlo. Al sangue non avevo minimamente pensato. Ogni tanto sentivo squillare il telefonino. Magari mi cercava qualche amico. Ho sperato che qualcuno si preoccupasse. Però ero solito sparire ogni tanto, rendendomi irreperibile. Avrebbe dovuto squillare ancora a lungo prima che qualcuno iniziasse a farsi assalire da pensieri funesti. 


venerdì 18 maggio 2012

Tema: “Le parole tra noi leggère”

Scende di corsa le scale mobili e piazza veloce l’abbonamento davanti al tornello. Affrettandosi riesce a salire sulla carrozza un attimo prima che si chiudano le porte. C’è posto in piedi contro il finestrino. Appoggia la schiena al vetro freddo, sistema la borsa per terra e la incastra bene  tra gli stivali. Con un sospiro chiude gli occhi.
- Ping. Prossima fermata: Dante- Gisa sono così preoccupata per mia nipote la granda – dice una voce querula.
- e cosa l’è successo? – risponde un vocione roco.
- Ma c’ha un moroso che va a vivere con lei. Brau l’è brau ma ha le braccine un po’ corte, vuria nen che quello le si piazza in casa e si fa mantenere.
- Ping. Nizza.Le porte si aprono. Annusa una scia di profumo vagamente noto che entra assieme all’aria fresca. Gli occhi restano chiusi.
- Ping. Prossima fermata: Dante - tunz tunz tunz tunz tunz tunz parataratunz tunz tunz tunz tunz
- Dì ma te ci vai al concerto?
- Cheee???
- E togliti ‘ste cuffie. Dico, al concerto? Ci vai?

Sez Grandi Scrittori. Tema: Vincenzo Consolo. Ritorno all'isola

Nottetempo, casa per casa, assoporando l'isola. 
Rosa, Rosaspina, profumata di basilico e tutta, tutta, prima o poi affonderà. 
Con i mosaici bizantini delle basiliche, l'architettura araba, le scogliere nere di tufo, quel Mandralisca, che tenne chiuso, nelle chiuse stanze, il sorriso dell'ignoto marinaio.
Quell'Antonello, celato al mondo, ripercorre nuove strade saltellando sul lastricato, da una pietra all'altra, verso il lavatoio. Scopre lo scrosciare delle acque che corrono via, soffermandosi un tanto, quello che possono, dentro  vasche ombrose. Corre via verso il mare, salta da una pietra all'altra, incontrando l'azzurro che ferisce,  per troppa luce e colore. Abbacina, stordisce, assopisce, in un limbo d'inedia.
Le pietre arroventano i sensi.
.
Ogni ritorno è come il primo.
Ogni saluto è come l'ultimo: denso, accorato.
Bisogno di partire, per poi tornare. Fuggire per poi ritrovare.
Il tempo ha corroso intanto pietre, rive, bruciato boschi, eruttato lava, ribollito acque nei mari. Ritornare a quella Ferita dell'Aprile.


giovedì 17 maggio 2012

Sez. Soap e sapone - Tema: Trauma da soap


Ciak, prima scena:
Dopo ore e ore di travaglio, febbrile attesa e discorsi frammentari, tra zaffate di fenolo e arabeschi di fumo sulle pareti di linoleum verde dell’ospedale, finalmente viene annunciato il lieto evento. In sala parto, si intravede un mucchietto di pieghe grinzose e bluastre appeso alla mano robusta dell’ostetrica. “Annuntio vobis gaudium magnum: è una femmina!!!” gioisce la levatrice, rivolgendosi al padre: un uomo sulla trentina, smilzo e allampanato dagli occhi grigio-verdi e un ciuffo nero sugli occhi. Per un attimo, il suo sguardo si colora di smeraldo, come attraversato da un lampo di sole. Ma subito dopo, viene riassorbito dai suoi pensieri  cupi e ossessivi, sotto la luce fredda e asettica dei neon. Al primo vagito della figlia, non sa far altro che accasciarsi su una sedia, già in preda alla depressione post-partum, lui! Da ore, non fa che recitare il suo mantra privato fatto di litanie senza senso, in uno stato catatonico. Cicca dopo cicca, le sue contorte spire di fumo si sono alzate lente e minacciose e già ghermiscono le piccole manine della neonata indifesa. Quale perfetta prolessi dell’imminente catastrofico legame che li avrebbe stritolati per tutta la vita. E questo non è che l’inizio. Ma passiamo oltre. L’idillio con l’esistenza può veramente durare lo spazio di un vagito.

martedì 15 maggio 2012

Tema: 3 minuti.



Dicono che qui il tempo è troppo poco, fa male alla salute mangiare in soli tre minuti.
Paula alle elementari aveva sempre fame. Quando la signorina della mensa scolastica le versava il purè lei lo aveva già finito, così la carne e qualsiasi cosa le mettesse nel piatto. Il cibo evaporava. Per lei tre minuti sarebbero stati anche troppi, un’eternità.
Le avanzava il tempo, smaterializzava il proprio pranzo e poi spariva in corridoio. E così un giorno l’ ho trovata in un angolo che mangiava le formiche. Accidenti a te Paula, che diavolo combini? Glielo devo aver chiesto con gli occhi fuori dalle orbite, perché mentre una formicuzza si dibatteva tra le sue labbra in cerca di scampo, lei tremando trovò perfino la forza di rispondermi che al suo paese si usava così, nell’orfanotrofio in cui era cresciuta prima di venire adottata si usava così. E poi le formiche erano buonissime, sapevano di zucchero. Che ne sai tu, muchacha.
Così non mi lamento di questa fogliolina di insalata che sbuca fuori dal mio big qualcosa, non è un gran che, ma almeno le formiche non ci sono.
Qui allo spaccio dei big big panini non mi manca niente. Sto a due passi da piazza del Campo, a pochi metri dalla Lizza, studio, lavoro, vivo. L’insalatina sa di carta, non di cartone: quello invece è il gusto inconfondibile dell’ hamburger che è dentro al finto pane. La verde verdurina è buona, sa solo di carta velina ma va giù che è un piacere. Non c’entra niente con i brufoli che mi vengono ogni tanto sul mento. Ho ventidue anni, qualche brufolo mi sta bene. Tanto poi li nascondo con il correttore.
Un raggio di sole riesce a fare il giro del bancone e prende di mira il mio panino.